sabato 4 gennaio 2020

ECCO CHE COMINCIA IL 2020




Volevo scrivere un articolo volto all'ottimismo dopo il discorso agli italiani di fine anno del Presidente della Repubblica tutto incentrato su una visione positiva della vita, dell'Italia e del Mondo. 

Le sbornie nazionaliste e sovraniste che forse sono in via di smaltimento, che però continuano ad essere alimentate dagli egoismi individuali, famigliari e territoriali, dai pessimismi abissali d'ogni colore, dall'odio scelto come stendardo politico, e da una visione negativa di ogni cosa si muova sotto il sole, stonano molto con quella impostazione. 
E stona anche la cultura del complotto e del sospetto nei confronti della scienza e delle “competenze”, che è un ingrediente imprescindibile di qualsiasi populismo. 

Ma varrebbe la pena di cominciare a dire che furono le lotte all'interno delle élite, o delle “caste”, come le chiamava allora il “Corriere della Sera” insieme a tutti i media che ne amplificavano la portata, lotte acritiche, come accade quando si indicano capri espiatori, contro la vecchia classe dirigente politica di questo Paese, ad aprire delle autostrade alle rivolte cosiddette popolari che presero la via dei nazionalismi e dei sovranismi. 

Bisognerà pure cominciare a discutere seriamente di quando, come e perché cominciò l'involgarimento pazzesco della nostra vita pubblica, senza incolpare sempre i soliti processi di globalizzazione, del ruolo giocato dai media, in primo luogo da quelli commerciali, da alcune élite e dalle varie caste garantite, che colpì le classi dirigenti politiche, e quindi le parti più povere della società che solo la politica può difendere.

Volevo mettere in evidenza le reazioni positive a quel discorso del Presidente delle giovani “Sardine” e dei ragazzi di “Fridays for future”, che sono quelle che, almeno per me, oggi
contano di più, perché segnalano una timida inversione di tendenza rispetto ad un mostruoso passato, poi dello scalcagnato mondo politico italiano, che sembra non avere ancora perso del tutto la trebisonda, ad eccezione di quel Salvini (“discorso mellifluo”, chi l'avrebbe mai detto?) che non conosce la sublime arte del tacere quando non si ha niente da dire, cioè sempre. 
Volevo anche sottolineare, cercando di ricavarne un qualche proposito per il futuro, la tendenza di una parte consistente dei media italiani, le televisioni in particolare, e non solo dalla  maggioranza  dei  social  come  Facebook (1), a distorcere la  realtà a tal punto da far diventare asini volanti tutte le foglie trasportate dal vento in modo da stravolgere drammaticamente la nostra percezione della sicurezza, della vita pubblica e privata, e persino del caldo e del freddo, insomma della realtà.

Invece ecco che comincia il 2020 e mi tocca ascoltare da una voce che stimo, alla quale voglio bene, una voce acculturata, ma forse estenuata dalla vista di una gran quantità di connazionali che considerano un diritto rubacchiare al “privato” ed ancor più al “pubblico” e non conoscono altro dovere che quello suggerito dalla propria insaziabile pancia, che ci vorrebbe una “dittatura illuminata”, una sorta di sospensione dei diritti politici di ognuno per sistemare al meglio questo Paese ed i suoi abitanti in attesa di tempi migliori. 

Non pensavo, lo confesso, che nei magazzini della memoria del nostro sciocchezzaio nazionale fosse depositata ancora questa fola. Non c'entra, badate bene, la questione posta da Platone del governo dei competenti, o degli ottimati. Qui abbiamo a che fare con una questione più terra terra di sfiducia nella democrazia presa nel suo insieme. Con quale foga poi, non vi dico la foga, che se non altro indica una crescente disperazione personale che rende ciechi. 

Per questo l'ascolto, oltre che per la stima e l'affetto. Mi sembra un segno dei tempi. 
È la voce di una donna, che non riesce a ricordare che le donne hanno cominciato ad essere discriminate in misura minore rispetto al passato, proprio per merito della democrazia.

Come faccio a non ricordarle che quando nel dopoguerra, alla fine del fascismo, venne deciso il voto alle donne, e con esso il suffragio universale, cioè l'estensione del voto a tutte le classi e le categorie della società italiana, agli stessi analfabeti, che allora erano tanti, anche se oggi in realtà, considerando quelli di ritorno, sono sempre troppi, si parlò di un salto di civiltà? 

Certo non bastava il suffragio universale: quello serviva a selezionare una classe dirigente politica che avesse del consenso. Ma una democrazia significa anche un particolare “Stato di diritto”, che forse è più importante ancora della selezione della classe dirigente politica, in Italia, come in Europa, ed anche diverse gradazioni di welfare, quindi via con una nuova Costituzione, straordinariamente avanzata per quei tempi. 

E' così che l'Italia, nel giro di qualche decennio è passata da una struttura prevalentemente rurale, con più di una spruzzatina di latifondo, alla presenza di alcune categorie giuridiche come il delitto d'onore, l'indissolubilità del matrimonio anche civile, l'impossibilità dell'interruzione di una gravidanza pericolosa per la donna, e alcune pratiche sociali che arrivavano direttamente dall'antichità come quella dei lupanari dove si forgiavano le straordinarie virtù virili del popolo italiano, ad una struttura prevalentemente industriale, da settima potenza economica del mondo, con un sistema invidiabile di welfare nonostante ora faccia acqua da tutte le parti.

Si, potrà anche sembrare un'eresia, visto l'andazzo dei media, dire che l'Italia è tra i Paesi più ricchi al mondo: un debito pubblico tra i più alti, ma un risparmio privato ancora più alto, più di tutti in occidente, il 75% delle famiglie proprietarie di una prima casa, ecc. ecc. E piange miserie inventate, avendo completamente dimenticato la vera miseria dalla quale proviene. 

Oh, certamente gli squilibri sono tanti e inaccettabili, l'evasione fiscale una voragine, ma la povertà colpisce prevalentemente gli immigrati, alcuni dei quali vivono e lavorano in condizioni di schiavitù, secondo un recente studio, e bisognerebbe curarne meglio l'integrazione attraverso lo “ius culturae” e lo “ius soli”.
E come consideriamo la percentuale del 52% di popolazione che non lavora (Luca Ricolfi "La società signorile di massa", La nave di Teseo Editore) perché può consentirsi di non farlo?


Quale è il dato che non possiamo permetterci di non vedere? 
L'Italia non fa figli accentuando molto una linea che ha in comune con altri Paesi europei. Se non ci fossero gli immigrati ne farebbe ancora meno, mentre l'Africa, alle nostre porte, nonostante l'emigrazione, raddoppia i suoi abitanti nel giro di qualche decennio. Squilibri pazzeschi: l'Italia muore, così pure l'Europa, non per l'economia, non per il clima, ma per la demografia che altera inesorabilmente le strutture sociali.

Sarebbe necessaria una “dittatura illuminata”, mi ripete quella voce di donna. 
“Ma chi accenderebbe quella luce?”, le chiedo. Oh, dei cittadini che siano in grado di comprendere quale possa essere il bene del Paese, dei cittadini alfabetizzati e acculturati che abbiano anche qualcosa da difendere, non so, delle proprietà. E se si spegnesse la luce chi interverrebbe? Sempre i suddetti cittadini? Eccoci di ritorno all'Italia prefascista. 

Era proprio quella la democrazia, quella dei Nitti, dei Giolitti e altri benemeriti, eletti da un numero ristretto di cittadini, che aprì la strada al fascismo per la paura dalla quale erano invasi coloro che avevano delle proprietà da difendere, oltre all'onore personale, della rivoluzione socialista, molto chiacchierata a quel tempo e mai praticata, non proprio ai competenti, o agli ottimati, non proprio ad una dittatura illuminata. 

E del resto le dittature illuminate esistono solo nella testa, refrattaria alla democrazia, di Matteo Salvini, che non a caso chiedeva qualche tempo fa dalle spiagge i pieni poteri proprio per lui, il più illuminato tra gli illuminati, lampadine fulminate sulla strada del potere.

Ho voluto richiamare l'attenzione su questo argomento perché sono convinto che la voce da me sentita non sia sola purtroppo, ma rischi di diventare un coro sempre più numeroso, percui sia proprio necessaria una battaglia culturale più incisiva rispetto al passato sul fatto chela democrazia rappresentativa purtroppo è imperfetta, ma è l'armamentario migliore che abbiamo.

Finisco con una considerazione che aprirà la strada ad altri articoli, vista la voragine che si sta aprendo sotto i piedi del mondo intero. Ero ancora in ascolto dell'eco del bel discorso del Presidente  della Repubblica  che spingeva alla  fiducia ed  all'ottimismo, quando sono stato
informato dai giornali, come tutti voi, che un drone americano, su ordine di quel Presidente illuminato da se stesso che è Donald Trump, aveva distrutto a Bagdad, insieme a vite di dirigenti e rappresentanti iracheni, la vita di Qassem Soleimani, lo stratega, l'uomo forte dell'Iran che aveva contribuito a vincere, temo provvisoriamente, contro quel nemico mortale dell'occidente che è l'Isis. 

E mi sono chiesto, senza troppo riflettere, chiedo scusa per questo, se non è il caso di mettere immediatamente sotto tutela il signor Donald Trump, accendendo finalmente la luce. Ed in Europa da subito muoversi insieme, muoversi immediatamente e insieme, accidenti, per spegnere i troppi focolai di guerra che ci circondano. 

Buon anno!

Lanfranco Scalvenzi 



(1) Facebook e la Brexit: come FB ha alterato i risultati del referundum.
Denuncia di Carole Cadwalladr (The Observer) alla Conferenza TED di Vancouver
"Il ruolo di Facebook nella Brexit - e le minacce alla democrazia"
Video della conferenza TED di Vancuver 
Testo del discorso