giovedì 16 maggio 2019

LA LOMBARDIA, DI NUOVO SOTTO INDAGINE, NON È UN MONOLITO.



Da qualche giorno siamo a conoscenza di un'indagine della Magistratura di Milano su quello che è stato chiamato dai media, accennando tra l'altro ai processi di “Mani pulite” che risalgono agli anni '90 e che hanno distrutto una buona parte del tessuto politico della “Prima Repubblica”, “un nuovo sistema corruttivo lombardo”.  
Gli epicentri delle nuove indagini sarebbero Milano e Varese, ed i soggetti coinvolti sarebbero moltissimi (si supera il centinaio). Tra loro, allo stato attuale, ci sono anche parlamentari, amministratori e dirigenti di Forza Italia, un candidato alle elezioni europee dello stesso partito, e un bel mazzo di imprenditori, alcuni dei quali avrebbero rapporti con esponenti della 'ndrangheta. Anche lo stesso presidente (in quota Lega) della Regione, Attilio Fontana, sarebbe indagato per abuso d'ufficio.

Sarebbe al vaglio dei magistrati milanesi anche l'acquisto di una palazzina a Bresso, in provincia di Milano, da parte dell'ex Sottosegretario del Governo Lega - Cinquestelle, Armando Siri, in quota Lega, che a suo tempo, nell'ambito delle sue attività private, aveva già subito, attraverso il patteggiamento, una condanna per “bancarotta fraudolenta”, non sufficiente tuttavia a impedirgli di diventare Sottosegretario dell'attuale Governo. Un'indagine, quella attuale sulla palazzina di Bresso, che apparentemente non ha nulla a che fare con quella raccontata all'inizio dell'articolo, e nemmeno con quella che ha spinto il premier Giuseppe Conte a dimetterlo per decreto da Sottosegretario, che risale a recenti vicende nazionali (storie di presunte mazzette e affari nel campo dell'eolico che coinvolgono la ventosa Sicilia occidentale).

Ricordiamo infine che da tempo è in carcere, per una condanna relativa alla gestione della Sanità lombarda, l'ex presidente Roberto Formigoni (il “Celeste”), anch'esso di Forza Italia, e che qualche anno fa, i più importanti dirigenti della Lega, compresi il segretario ed il tesoriere, con importanti cariche istituzionali, sono stati indagati, processati e condannati per diversi reati, e obbligati tra l'altro alla restituzione di 49 milioni di finanziamento pubblico (risorse dei contribuenti), di cui si sono perse le tracce, una restituzione che peraltro non è ancora avvenuta, essendo stata dilatata a tal punto nel futuro da coprire quattro generazioni: pare che si  esaurisca solo verso fine dell'attuale secolo.

La situazione in pillole è quella descritta. Vedremo come andrà a finire, e se ci saranno altre novità in proposito.

Anticipiamo con il presente un prossimo articolo a commento del fatto che oggi ci troviamo di fronte ad una situazione ben diversa rispetto agli anni '90, cioè rispetto all'epoca di “Mani pulite”: una situazione molto più fluida, addirittura liquida, per la presenza molto meno organizzata, molto meno radicata nella Società, dei partiti tradizionali. Una situazione nella quale le diverse articolazioni di potere, facilmente sganciate da partiti privi di storia, di solida organizzazione, e di vita democratica, sconosciute ai più e difficilmente controllabili, hanno rapporti fiduciari con singoli operatori economici, o ambienti chiusi di servizi pubblici e privati, rispondendo tuttalpiù a capi e capetti, ognuno dei quali con un pascolo elettorale da foraggiare e dal quale attingere consenso. È una situazione ben più complessa e preoccupante di una Regione che però sbaglieremmo a considerare tutta della Lega, o di Forza Italia, e tutta d'un pezzo.

Osservando la Lombardia da lontano può manifestarsi infatti l'effetto ottico di una certa uniformità territoriale e sociopolitica ma, per diversi motivi, tutti da approfondire, è verificabile, dopo un'analisi più attenta, una consistente differenza politica e culturale tra le città, più ricche di servizi e meglio inserite dentro i processi di globalizzazione, più vicine ai centri della spesa pubblica, e le provincie, anch'esse ricche economicamente, ma più marginalizzate sul piano culturale e dei servizi, e più in ombra sul piano mediatico. È un fenomeno che presumibilmente tenderà col tempo a ridursi in una realtà come quella della valle del Po, caratterizzata sempre più da un fenomeno chiamato dagli esperti “città diffusa”, ma ciò che pone più di un interrogativo è il dato che questo è un fenomeno comune a tutto l'Occidente.

Si pensi, per non andare troppo lontano, alla diversa articolazione territoriale del voto, non solo tra Regioni con storie, culture, e persino religioni diverse, ma tra grandi città e campagna (o periferie), che si è manifestata nel Regno Unito, a proposito del Referendum sulla cosiddetta Brexit. Ma il fenomeno interessa ad ogni tornata elettorale, in modo forse più marcato, gli Stati Uniti, oltre al resto d'Europa, con qualche rara eccezione. E sarebbe interessante leggere degli studi approfonditi, corredati di dati e di ipotesi interpretative, sull'argomento. Cercheremo di documentarci meglio e di darvene notizia.

Ritornando alla Lombardia, non è di poco conto il fatto che città come Milano, Brescia e Bergamo, per fare soltanto qualche esempio, cui per affetto aggiungerei Cremona (ma ce ne sarebbero anche altri, sia pure meno significativi, dato che quelle citate sono le maggiori città della Lombardia), siano governate da parecchi anni dal centrosinistra con evidente soddisfazione della maggioranza dei cittadini. Qui la presenza leghista è notevolmente contenuta.

A Brescia, dove alle ultime elezioni è stato riconfermato al primo turno il Sindaco Emilio Del Bono, del Partito Democratico, si potrebbe parlare, di un “modello sociale politico e culturale” storicamente definito, che investirebbe quindi sia le Istituzioni, sia la Società nel suo insieme, vale a dire il mondo produttivo, quello dei servizi, e soprattutto quello della cultura. Di questo racconteremo nel prossimo post, attraverso un articolo necessariamente di poche righe, quindi non esaustivo, che non a caso avrà il titolo di “Modello Brescia”. La narrazione è frutto di “esperienza vissuta”, avendo l'autore partecipato concretamente, anche se saltuariamente, alla vita della città negli ultimi cinquanta anni.
Lanfranco Scalvenzi