martedì 6 novembre 2018

Gli Intellettuali e i "nuovi barbari"


Pubblichiamo una lettera che l'estensore ha indirizzato ad un noto personaggio del mondo della cultura e della stampa perché facesse da tramite con gruppi di intellettuali "liberal". 
Per il suo contenuto attuale e profondo, riteniamo che il documento meriti una diffusione maggiore.


Caro (omissis), la mia speranza è che tu riesca a leggermi fino in fondo, anche se la lettera, inadatta per qualsiasi giornale, è molto più lunga di quelle che sei abituato a pubblicare su “(omissis)”, e che io leggo regolarmente. Sei sempre stato per me un buon maestro. Non vorrei che la “crisi culturale ed esistenziale” che hai confessato più volte sul giornale ti trasformasse, tuo malgrado, in un maestro incattivito dai tempi bui che ci toccano in sorte. Scrivo a te per tutti coloro che possono intendermi, e non ho idea di quanti siano.


Tempi bui per tutti, anche se ognuno di noi ne ha una propria personale percezione, che dipende da collocazione sociale, cultura, esperienza, sensibilità. Tu inviti tutti a fare riflessioni impegnate su questo nostro tempo, cercando, se possibile, di mettere in campo le risorse di una cultura millenaria. Ma forse le cose nel nostro cortile sono molto più terra terra e spingono all'invettiva, più che alla riflessione approfondita.


Noi siamo governati da loschi figuri, oscurantisti, totalitari, sostenuti da milioni di “ladri di polli”, analfabeti, anche se molti sono laureati o diplomati, senza arte né parte, cinici e furbetti come Bertoldo, eterna carne da cannone per ricorrenti dispotismi, come ci ricordano, parlando del carattere degli italiani, con i loro scritti, i nostri letterati più celebri, da Manzoni a Leopardi, come ci hanno ricordato i nostri genitori, parlando della loro vita nella prima metà del Novecento. Questi loschi figuri, oltre a fare molti danni, forse irreparabili, rappresentano noi tutti nel mondo. Ed io me ne vergogno. Scusami per questa digressione furiosa, causata da una serie infinita di frustrazioni, che derivano anche dalla constatazione quotidiana della rapida degenerazione della nostra povera, oggi ingloriosa, Capitale. Una degenerazione delle anime e dei corpi, del paesaggio e dei servizi, visibilissima, ma continuamente negata da chi purtroppo avrebbe il dovere di governarla. Cercherò d'ora in avanti di essere più “pensoso”, come richiede la nostra complessa realtà.


Ho l'impressione che gruppi di intellettuali di diversa estrazione, ma con sincere e comuni radici liberali, socialiste, e antifasciste, aperti ai processi di globalizzazione, stiano ormai deponendo le armi culturali, come se tutti insieme si sentissero irrimediabilmente sorpassati dagli eventi, inesorabilmente determinati, addirittura dominati, dai “nuovi barbari”. Di questi gruppi intellettuali fai parte pienamente anche tu. E modestamente, da una posizione più defilata, anch'io. Qui incontriamo un primo interrogativo, che ingenera molti equivoci. Chi sono i nuovi barbari? Il vostro “modello di riferimento” è la caduta dell'Impero Romano: tu ne scrivi un giorno sì e l'altro no su “(omissis)”. Il tentativo è apparentemente suggestivo: si equipara l'Occidente di oggi all'Impero Romano della decadenza ed il gioco è fatto. Ma è veramente utile alla lettura della realtà questo modello, o è tragicamente fuorviante?