mercoledì 24 gennaio 2018

Storia vera e terribile tra Sicilia e America - Enrico Deaglio

Storia vera e terribile tra Sicilia e America di Enrico Deaglio
Sellerio Editore - Euro 14,00 (e-book Euro 9,99) (https://sellerio.it/it/)


Tallulah, New Orleans 1899: il linciaggio di 5 siciliani. 100.000 nuovi schiavi in un giallo tra Sicilia e America.

Pubblicato nel 2015, questo libro racconta la storia di 5 siciliani linciati ingiustamente, per odio raziale (erano sporchi dagos), in una cittadina del profondo sud americano, 5 immigrati delle decine di migliaia di meridionali che erano stati "importati", con la complicità dello stato sabudo, come nuovi schiavi in sostituzione dei veri schiavi, affrancati dalla schiavitù. Una storia che pone delle domande anche sulla vera storia del sud borbonico, "liberato" dai piemontesi.
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“Una storia vera o, meglio, una interpretazione appropriata del rapporto fra Nuovo e Vecchio Mondo”.

L’autore di questa “Storia vera e terribile" è Enrico Deaglio, giornalista e romanziere, che vive e lavora alternando la sua residenza fra Torino e S. Francisco (California).

La città torinese e la raffinata città californiana, sono molto distanti dai luoghi d’origine e di vita dei protagonisti di questo libro che narra uno storico episodio avvenuto a Tallulah, cittadina della Luisiana (Usa), dove nel luglio 1899 fu perpetrato un linciaggio mortale di cinque innocenti oriundi di Cefalù, Sicilia.
Tuttavia l’autore, che in quella cittadina ha raccolto la materia essenziale della vicenda, avvince e convince il lettore perché gli fornisce un nuovo modulo di lettura del trentennio di storia trascorso dall’Unità d’Italia.

Il libro illustra infatti come, all’origine di tragedie come quella narrata, proprio per il fatto unitario, molti lavoratori italiani, in preminenza meridionali, furono costretti a cercare una nuova ma dura prospettiva di vita futura, molto lontano da casa, nell’indifferenza dello Stato italiano da cui erano stati costretti a questo passo.

La Luisiana era, alla fine del secolo XIX, uno stato rimasto a lungo legato, più o meno consapevolmente, alle sue antiche abitudini dell’epoca schiavista.

Forse, in momenti di scontro sociale, come quel giorno di luglio la gente considerava i nostri emigrati meridionali, e particolarmente siciliani, come succedaneo psicologico alla scomparsa delle genti africane detenute in schiavitù.

Il difficile e lungo processo di acclimatazione in terra americana dei nostri lavoratori, l’ostilità con cui venivano guardati dalle classi egemoniche locali ed una freudiana sostituzione, nella psicologia pubblica, delle ormai dissolte forze di lavoro di origine africana con gli emigrati italiani.

Ma nel colpire la magistratura e la polizia di là, Deaglio non esita a censurare l’inerzia del Governo di Roma, che probabilmente ingraziato da una somma risarcitoria, si astenne da ogni azione di censura per il crimine commesso e contro il tribunale che (non) giudicò i fatti.

Ma anche, suggerisce Deaglio, il Governo omise ogni atto diplomatico ufficiale di protesta a favore di cittadini italiani, innocenti e trucidati da una folla inferocita e, sempre Deaglio, deplora tutte le autorità competenti italiane, incluso il Comune di Cefalù, che non ebbero nemmeno il decoro di richiedere l’invio delle salme dei loro (e nostri) concittadini. 

Ma l’autore fa un passo ulteriore nell’allargare uno scenario che sempre più doveva caratterizzare tutta l’area della costa orientale americana, cioè l’attivazione obbligata di modalità auto protettive degli emigrati italiani, isolati dal paese di origine e vittime dei soprusi americani.

Auto protezione che fatalmente tracimò nel farsi giustizia diretta, fuori dalle istituzioni competenti, quindi intrinsecamente criminale, fino allo sbocco nei comportamenti poi denominati mafia.


PL. Sorti