martedì 30 maggio 2017

Gestione dei Debiti Sovrani: I Tobin Bonds



Gli ultimi dati sul debito pubblico collocano ormai il nostro Paese su valori oltre il 132% del PIL, nonostante la discesa dei tassi, il contenimento del disavanzo primario (spesso divenuto avanzo), le tentate privatizzazioni e ogni altra operazione straordinaria di ristrutturazione. Ce ne dobbiamo fare una ragione: il tasso di crescita del debito resta strutturalmente superiore al tasso di crescita del PIL. E la situazione peggiorerà quando anche la BCE dovrà gettare la spugna e ridimensionare l' attuale politica di acquisto dei titoli pubblici, “quantitative easing”.

Servono nuove strade, ma l’orlo del baratro sul quale la crisi dei debiti sovrani con la destrutturazione dell’euro ci conduce richiede innanzitutto una premessa: chi sarebbe contento della fine dell'Euro (e dell'Europa)? Nonostante gli interventi di facciata di generico sostegno ai leader europei contro la crisi dell'Eurozona da parte del Presidente Trump, gli Stati Uniti sarebbero ben lieti che il dollaro restasse l'unica valuta di riferimento e che il loro crescente debito potesse essere finanziato gratuitamente o quasi. La Germania - verso cui sta montando in Europa una pericolosa insofferenza e che finora le ha fatto respingere tutte le plausibili vie di governo della crisi - avrebbe delle serie ripercussioni economiche dalla frantumazione dell'Eurozona e, probabilmente, dovrebbe abbandonare quei tassi di crescita in controtendenza che la caratterizzano.

Solo una soluzione strutturale alla crescente insostenibilità dei debiti sovrani dei Paesi più esposti (PIGS) può consentire un rilancio dell’Europa.