martedì 21 marzo 2017

Manifestazione per il Forlanini Bene Comune: sabato 1° aprile ore 10:00



LA PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI E' MOLTO IMPORTANTE.
NON BASTA DELEGARE, OCCORE ANCHE ESSERE PRESENTI 
PER CAMBIARE LE COSE 

 

NOI E "BREXIT"



Perché è così scarso il nostro interesse per ‘Brexit’, la decisione della Gran Bretagna di
uscire dall’Unione Europea, sancita da un referendum che ha visto i sostenitori del divorzio dall’Europa prevalere con il 51,9% dei voti, successivamente ratificata da un voto del parlamento britannico? 


Forse perché oggi anche la nostra adesione al progetto di unificazione europea, peraltro abbastanza confuso e contradditorio, non è più così convinta e si è attenuata fino al limite dell’impalpabilità? 


Eppure il rigetto di quel progetto, o un possibile ritorno all’indietro, procurerebbero probabilmente ai popoli europei catastrofi ora inimmaginabili: sul piano economico (moneta unica), ma soprattutto sul piano politico, sociale, culturale. E i conflitti emergenti sarebbero di difficile composizione dentro i recinti della politica.


Il mio articolo vuole essere un sasso nello stagno, cioè un modo, non so quanto efficace, di richiamare l’attenzione su un processo che, anche indipendentemente dalla nostra volontà e dalla nostra conoscenza, ci riguarda direttamente.


In primo luogo l’antefatto: il referendum è stato voluto dall’ex Presidente del governo conservatore Cameron, che pensava di respingere in questo modo le spinte isolazioniste, protezioniste, populiste e xenofobe che emergevano da una società impaurita dagli effetti dei processi di globalizzazione, investendo una parte cospicua della classe dirigente e del mondo politico (non solo i populisti di destra rappresentati da Farage, ma anche la maggioranza del partito conservatore e frange di altri partiti). 

E’ sempre così quando le trasformazioni delle società avvengono in modo tanto rapido come nelle realtà attuali. Si determinano dei vortici di paura che fanno perdere di vista le opportunità positive che si creano, e l’opportunismo demagogico di molti rappresentanti politici costruisce su di loro il proprio consenso a scapito dell’interesse generale. Se si guarda alla storia recente d’Europa senza alcun paraocchi si può constatare che anche il fascismo ed il nazismo hanno avuto una genesi simile. Quanto agli esiti li conosciamo bene, o dovremmo conoscerli se avessimo un po’ di memoria storica. 


Ciò che è avvenuto con Brexit dev’essere un insegnamento anche per noi: assecondare i populismi come ha fatto Cameron cercando di tagliare le unghie alle frange più estremiste, per canalizzare il resto di queste forze verso approdi democratici, può avere effetti devastanti. Infatti Cameron ha dato le dimissioni ed è stato sostituito da Theresa May, più a destra di lui e fortemente determinata, nonostante l’esiguità del risultato, ad avviare le procedure per il distacco dall’Europa invocando l’articolo 50 del trattato di Lisbona. E’ ciò che sta avvenendo in queste settimane. Il processo giocoforza verrà avviato e durerà due anni, o forse più.


Un breve inciso sulle motivazioni del referendum. Il rapporto tra la Gran Bretagna e l’Europa continentale, nel corso della Storia, è sempre stato ondivago e, a seconda dei momenti, hanno prevalso gli atteggiamenti isolazionisti, o quelli collaborativi, senza mai annullarsi vicendevolmente. L’attuale momento storico è caratterizzato da un rapido processo di globalizzazione ed è su questo punto fondamentale che si misura il rapporto tra Gran Bretagna ed Europa continentale. Ma parlare solo di globalizzazione in riferimento a Brexit rischia di essere troppo generico, confondendo idee e termini delle questioni. Ciò che impaurisce l’Inghilterra profonda non è la globalizzazione finanziaria, operante da tempo, nemmeno la globalizzazione delle merci, regolata da una miriade di accordi intercontinentali: è invece la globalizzazione delle persone nell’epoca delle grandi migrazioni. Ed è veramente ridicolo che siano proprio gli inglesi, in prima fila per secoli nel sostenere il colonialismo più feroce, che ha spogliato interi continenti delle loro ricchezze umane e materiali, ad opporsi oggi, in modo così radicale, ai processi migratori, che per molti storici rappresentano, tra l’altro, un risarcimento differito dell’Occidente verso quei popoli che, nei secoli precedenti, hanno subito ogni sorta di angherie.