martedì 12 dicembre 2017

LE NOSTRE CITTA': DALLA CORRUZIONE ALLA DEMOCRAZIA PARTECIPATA. Storie di successo e idee-guida operative.

Le nostre città: dalla corruzione alla democrazia partecipata. Storie di successo e idee-guida operative di Susan L. Podziba 
IPOC Editore - Euro 18,00 (http://www.ipocpress.it/ipocpress-editore-scienze-umane)



Eccolo qui! La nuova edizione del libro di Susan Podziba è pronta.
Accanto al suo magistrale racconto delle vicende di Chelsea, che riesce a rinascere dalla corruzione grazie all’impegno e alla partecipazione dei suoi cittadini, nuove riflessioni, in particolare a partire da esperienze italiane, con interventi di Marianella Sclavi, Gregorio Arena, Stefania Lattuille, Agnese Bertello, Adriana Goni Mazzitelli, Riccardo Troisi.

Di fatto si tratta della 2^ edizione del libro "Chelsea Story", pubblicato nel 2006 ed esaurito, che viene ripubblicato per rispondere alle richieste del pubblico con importanti integrazioni come indicato nel paragrafo precedente.
Il libro è disponibile da oggi e quindi non ci sono ancora commenti su questa nuova versione ma, per la 1^, intitolata "Chelsea Story", potete leggere la nostra vecchia recensione, tutt'ora valida, pubblicata QUI.

L'editore, sul suo sito, ne fornisce la seguente descrizione:

Costruzione del consenso e dialogo sono collegati, ma non sono la stessa cosa. Lo scopo del dialogo è la creazione di rapporti sostenibili, la rottura delle barriere psicologiche, il far venire a galla le differenze di premesse implicite per chiarire le opzioni. 

La costruzione del consenso, così come la pratichiamo noi della scuola di Harvard e del Massachusetts Institute of Technology (MIT), ha come scopo la soluzione di problemi complessi e spinosi. Il risultato è un accordo scritto che una determinata autorità istituzionale si assume la responsabilità di implementare. Il metodo del consenso, come Le nostre città: dalla corruzione alla democrazia partecipata ci mostra, cambia in modo stabile i rapporti fra Amministrazione Pubblica e società civile. 

mercoledì 6 dicembre 2017

CONVEGNO SULLA DEMOCRAZIA DELIBERATIVA, PARTECIPATIVA E I BENI COMUNI



 CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE
VIA DELLA LUNGARA 19, ROMA (mappa)
Lunedì 11 dicembre - Ore 18:00

relatori
Susan L. Podziba 
Marianella Sclavi  e  Gregorio Arena

verrà presentato il libro 
"LE NOSTRE CITTA': DALLA CORRUZIONE ALLA DEMOCRAZIA PARTECIPATA 
Storie di successo e idee-guida operative"(vedi)

                                      M. SCLAVI                    S. PODZIBA                    G. ARENA

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Sullo stesso tema nella mattinata del 11/12, dalle 10:00 alle 11:00, si svolgerà un incontro al SENATO
Ci rivolgeremo a tutto il mondo della politica per presentarci e chiedere ascolto
SENATO, SALA NASSIRIYA - PIAZZA MADAMA, ROMA
Le associazioni e comitati che volessero partecipare scrivano a rete@per-romacapitale.it 


giovedì 26 ottobre 2017

ASPETTATIVA DI VITA O DI MORTE?



Il dibattito sulla adeguatezza dell’età pensionabile nel nostro paese continua più vivo che mai tutte le volte che le istituzioni deputate alle analisi statistico-economiche colgono l’occasione di ricordare alla opinione pubblica che la Riforma Fornero non va toccata. In realtà la riforma è stata già più volte corretta con le tutele agli esodati, con l’apertura al pensionamento differenziato per le donne, con la ricongiunzione gratuita dei contributi anche verso il parasubordinato e infine con l’Anticipo Pensionistico (APE social e a pagamento) con costi che ormai hanno superato i 10 miliardi di euro. Il sospetto è che l’ulteriore allungamento strutturale dell’età pensionabile serva proprio a finanziare tutte queste tipologie particolari secondo la logica tutta italiana di proteggere alcune categorie di cittadini a danno di tutti gli altri.

Urge dunque fare chiarezza per provare a valutare il sistema pensionistico nelle sue caratteristiche strutturali a partire dai presupposti base, tra cui l’aspettativa di vita è il principale, e soprattutto dai dati che fotografano la situazione demografica del nostro paese. 

I dati sugli indicatori demografici pubblicati dall’ISTAT forniscono come al solito una fotografia della popolazione italiana che, essendo un semplice fotogramma di un film ancora tutto da completare, deve metterci in guardia da tentazioni estrapolative che verrebbero prontamente smentite anche dal semplice aggiornamento delle serie storiche degli anni successivi.

Ne è un esempio palese il dato sulla aspettativa di vita degli italiani che per il 2015 parlava per la prima volta da molti anni a questa parte di una riduzione da 80,3 a 80,1 anni per gli uomini e da 85 a 84,7 anni per le donne, mentre per il 2016 indica una risalita a 80,6 anni per gli uomini e a 85,1 anni per le donne. E’ evidente che nel breve arco di dodici mesi nulla è cambiato sostanzialmente per cui piuttosto che di aggiornamento dell’informazione si dovrebbe parlare in senso statistico di puro “rumore”.

Pertanto i tentativi di interpretare il dato per il 2015 che parlavano di fattori congiunturali, tra i quali il principale sembrava essere la riduzione delle spese sanitarie pubbliche e private in prevenzione, ivi comprese le vaccinazioni, non possono che apparire oggi alla luce dei dati 2016 pura mistificazione. Non mi stupirei peraltro di rilevare che anche per il 2017, una volta che saranno resi disponibili i dati di consuntivo, a causa dei picchi di temperature e di siccità della stagione estiva, l’indice di mortalità possa registrare un ulteriore stallo se non addirittura una regressione.

domenica 15 ottobre 2017

La grande marcia delle madri ebree, mussulmane e cristiane

A distanza di un anno si è ripetuta la marcia della pace che a visto migliaia e migliaia di donne ebree, mussulmane, e cristiane, religiose e laiche, di destra, sinistra e centro attraversare Israele per chiedere la soluzione del conflitto israelo-palestinese al grido di 


"NON CI FERMEREMO FINO A QUANDO OTTERREMO UN ACCORDO DI PACE"



E anche quest'anno i servizi di informazione hanno quasi ignorato questa marcia, questo evento di importanza epocale e storica ed anche noi ne abbiamo avuto notizia casualmente, navigando sul web.

Organizzata dal Movimento Women Wage Peace (Donne Costruttrici di Pace) la marcia ha visto la presenza di migliaia di donne (circa 30.000) che dal 24 settembre al 10 ottobre partendo da punti diversi hanno attraversato Israele e la Cisgiordania occupata convergendo al termine della "Strada della Pace" su Gerusalemme.

Durante questa imponente manifestazione si sono svolti dibattiti, mostre artistiche ed eventi musicali ed negli ultimi due giorni, a Gerusalemme in quella che  stata chiamata "Capanna della Pace", sono stati organizzati incontri e gruppi di studio.

Women Wage Peace è un movimento femminista pacifista apartitico fondato nel 2014 che ora conta circa 24.000 iscritti e circa 40.000 sostenitori su facebook.

Per vedere il video ufficiale della manifestazione clicca QUI

Di seguito pubblichiamo diverse foto di questo straodinario evento, di speranza per la pace in uno dei posti più a rischio del mondo, di cui si è parlato pochissimo.




martedì 30 maggio 2017

Gestione dei Debiti Sovrani: I Tobin Bonds



Gli ultimi dati sul debito pubblico collocano ormai il nostro Paese su valori oltre il 132% del PIL, nonostante la discesa dei tassi, il contenimento del disavanzo primario (spesso divenuto avanzo), le tentate privatizzazioni e ogni altra operazione straordinaria di ristrutturazione. Ce ne dobbiamo fare una ragione: il tasso di crescita del debito resta strutturalmente superiore al tasso di crescita del PIL. E la situazione peggiorerà quando anche la BCE dovrà gettare la spugna e ridimensionare l' attuale politica di acquisto dei titoli pubblici, “quantitative easing”.

Servono nuove strade, ma l’orlo del baratro sul quale la crisi dei debiti sovrani con la destrutturazione dell’euro ci conduce richiede innanzitutto una premessa: chi sarebbe contento della fine dell'Euro (e dell'Europa)? Nonostante gli interventi di facciata di generico sostegno ai leader europei contro la crisi dell'Eurozona da parte del Presidente Trump, gli Stati Uniti sarebbero ben lieti che il dollaro restasse l'unica valuta di riferimento e che il loro crescente debito potesse essere finanziato gratuitamente o quasi. La Germania - verso cui sta montando in Europa una pericolosa insofferenza e che finora le ha fatto respingere tutte le plausibili vie di governo della crisi - avrebbe delle serie ripercussioni economiche dalla frantumazione dell'Eurozona e, probabilmente, dovrebbe abbandonare quei tassi di crescita in controtendenza che la caratterizzano.

Solo una soluzione strutturale alla crescente insostenibilità dei debiti sovrani dei Paesi più esposti (PIGS) può consentire un rilancio dell’Europa.

venerdì 28 aprile 2017

Radio Impegno: la prima web radio della Capitale festeggia l'undicesimo mese di attività

Domenica prossima, 30 aprile, "RADIO IMPEGNO", la web radio impegnata contro il degrado e la criminalità festeggerà a Piazza Mazzini gli 11 mesi di attività.

Un'attività portata aventi con abnegazione, entusiasmo, fatica, gioia, passione, sacrificio, IMPEGNO appunto, da decine di associazioni e comitati romani, su base volontaria, nel solo ed esclusivo interesse della Città, di Roma e dei suoi Cittadini.

La Radio, che trasmette da Corviale, domenica andrà in trasferta nel 1° Municipio, ospite del MAMMAROMAVILLAGE a Piazza mazzini.

L'appuntamento per la festa è alle 19:30 ma, se verrete prima, potrete visitare il Village dove si svolgeranno eventi e mostre organizzate da associazioni e comitati romani. 

www.radioimpegno.it                  cosa è l'impegno

lunedì 24 aprile 2017

Il suicidio della democrazia !?

 
di Michele Serra  (la Repubblica del 18.04.2017)


Ci hanno colpito le recenti considerazioni di Michele Serra sulla democrazia, tanto da voler richiamare l'attenzione dei nostri lettori su questo articolo, accompagnandolo con un nostro commento.


Non c'è una sola cellula di Donald Trump che sia democratica.
È antidemocratico dalla testa ai piedi.  Eppure è stato democraticamente eletto presidente della più grande democrazia del pianeta.


Non c'è neppure una virgola di democrazia nel referendum proposto da Erdogan.  Eppure, secondo democrazia, ha vinto con il 51 per cento del voto popolare.

L'elenco degli esiti poco democratici, o del tutto antidemocratici, del voto democratico, comincia a essere notevole e niente esclude che possa allungarsi.

Per generazioni si è pensato che il nemico della democrazia fossero le dittature; le rivoluzioni; i colpi di Stato.

Ci tocca abituarci all'idea che il vero pericolo, per la democrazia, sia la democrazia, visto che sono gli stessi meccanismi democratici (niente è più democratico delle elezioni) a partorire sempre più spesso la sconfitta della democrazia.

martedì 21 marzo 2017

Manifestazione per il Forlanini Bene Comune: sabato 1° aprile ore 10:00



LA PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI E' MOLTO IMPORTANTE.
NON BASTA DELEGARE, OCCORE ANCHE ESSERE PRESENTI 
PER CAMBIARE LE COSE 

 

NOI E "BREXIT"



Perché è così scarso il nostro interesse per ‘Brexit’, la decisione della Gran Bretagna di
uscire dall’Unione Europea, sancita da un referendum che ha visto i sostenitori del divorzio dall’Europa prevalere con il 51,9% dei voti, successivamente ratificata da un voto del parlamento britannico? 


Forse perché oggi anche la nostra adesione al progetto di unificazione europea, peraltro abbastanza confuso e contradditorio, non è più così convinta e si è attenuata fino al limite dell’impalpabilità? 


Eppure il rigetto di quel progetto, o un possibile ritorno all’indietro, procurerebbero probabilmente ai popoli europei catastrofi ora inimmaginabili: sul piano economico (moneta unica), ma soprattutto sul piano politico, sociale, culturale. E i conflitti emergenti sarebbero di difficile composizione dentro i recinti della politica.


Il mio articolo vuole essere un sasso nello stagno, cioè un modo, non so quanto efficace, di richiamare l’attenzione su un processo che, anche indipendentemente dalla nostra volontà e dalla nostra conoscenza, ci riguarda direttamente.


In primo luogo l’antefatto: il referendum è stato voluto dall’ex Presidente del governo conservatore Cameron, che pensava di respingere in questo modo le spinte isolazioniste, protezioniste, populiste e xenofobe che emergevano da una società impaurita dagli effetti dei processi di globalizzazione, investendo una parte cospicua della classe dirigente e del mondo politico (non solo i populisti di destra rappresentati da Farage, ma anche la maggioranza del partito conservatore e frange di altri partiti). 

E’ sempre così quando le trasformazioni delle società avvengono in modo tanto rapido come nelle realtà attuali. Si determinano dei vortici di paura che fanno perdere di vista le opportunità positive che si creano, e l’opportunismo demagogico di molti rappresentanti politici costruisce su di loro il proprio consenso a scapito dell’interesse generale. Se si guarda alla storia recente d’Europa senza alcun paraocchi si può constatare che anche il fascismo ed il nazismo hanno avuto una genesi simile. Quanto agli esiti li conosciamo bene, o dovremmo conoscerli se avessimo un po’ di memoria storica. 


Ciò che è avvenuto con Brexit dev’essere un insegnamento anche per noi: assecondare i populismi come ha fatto Cameron cercando di tagliare le unghie alle frange più estremiste, per canalizzare il resto di queste forze verso approdi democratici, può avere effetti devastanti. Infatti Cameron ha dato le dimissioni ed è stato sostituito da Theresa May, più a destra di lui e fortemente determinata, nonostante l’esiguità del risultato, ad avviare le procedure per il distacco dall’Europa invocando l’articolo 50 del trattato di Lisbona. E’ ciò che sta avvenendo in queste settimane. Il processo giocoforza verrà avviato e durerà due anni, o forse più.


Un breve inciso sulle motivazioni del referendum. Il rapporto tra la Gran Bretagna e l’Europa continentale, nel corso della Storia, è sempre stato ondivago e, a seconda dei momenti, hanno prevalso gli atteggiamenti isolazionisti, o quelli collaborativi, senza mai annullarsi vicendevolmente. L’attuale momento storico è caratterizzato da un rapido processo di globalizzazione ed è su questo punto fondamentale che si misura il rapporto tra Gran Bretagna ed Europa continentale. Ma parlare solo di globalizzazione in riferimento a Brexit rischia di essere troppo generico, confondendo idee e termini delle questioni. Ciò che impaurisce l’Inghilterra profonda non è la globalizzazione finanziaria, operante da tempo, nemmeno la globalizzazione delle merci, regolata da una miriade di accordi intercontinentali: è invece la globalizzazione delle persone nell’epoca delle grandi migrazioni. Ed è veramente ridicolo che siano proprio gli inglesi, in prima fila per secoli nel sostenere il colonialismo più feroce, che ha spogliato interi continenti delle loro ricchezze umane e materiali, ad opporsi oggi, in modo così radicale, ai processi migratori, che per molti storici rappresentano, tra l’altro, un risarcimento differito dell’Occidente verso quei popoli che, nei secoli precedenti, hanno subito ogni sorta di angherie.