lunedì 9 settembre 2013

Per uscire dall'angolo ...


ITALIA: espressione geografica o Nazione ? ITALIANI: gente o Popolo ?
Sono domande alle quali dobbiamo rispondere subito, ORA!
Non è (solo) un problema di orgoglio patrio ma di dignità e di responsabilità verso tutti noi. Da queste risposte, che dobbiamo dare noi, me, te, noi italiani, dipende il nostro futuro ma soprattutto il futuro dei nostri figli.




              PER USCIRE DALL'ANGOLO (*)



Minacce e ricatti, menzogne raccontate ogni giorno e trasmesse da televisioni e giornali nelle piazze, nelle case, nei bar, continui occultamenti della realtà:  

- Se dopo la condanna in via definitiva, che io non riconosco, voi non mi aiutate a  rimanere in Parlamento, in barba alla legge che io stesso ho votato, e che ora non riconosco, per far si che io possa continuare a fare il padrone del mio partito e il capo della destra e a garantire che coloro che mi sono fedeli stiano con me alla guida del Paese, per continuare a garantirmi, se non mi mettete al riparo dalle indagini che le magistrature stanno facendo per accertare la verità su miei altri reati, che io non riconosco, io tolgo l'appoggio al governo e getto l'Italia nel caos  - Questo in sostanza dice un uomo che è stato condannato in via definitiva, al terzo grado di giudizio, per un reato commesso contro tutti gli italiani, quando era già Presidente del Consiglio. E lo dice al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, al Partito Democratico, al Paese nel suo insieme. Come sempre intorno a sé vuole solo complici.  

E gli omuncoli che gli stanno intorno, le cortigiane senza dignità, i suoi giornali, le sue televisioni, i suoi megafoni aggiungono che se il Paese verrà gettato nel caos la colpa è di coloro che non accettano il ricatto. Se ci sia una responsabilità anche penale, non solamente civile e politica, in questi ricatti e nei palesi occultamenti o ribaltamenti del vero non sappiamo.

Ma sappiamo che è questo il male che ci affligge da vent'anni. Un gruppo di potere economico, mediatico, politico, con mille ramificazioni, che secondo alcune sentenze, prendono linfa anche dall'economia criminale e dalle mafie, ha sequestrato l'Italia, mettendola sotto una campana di vetro,  l'ha isolata, in parte, dal resto del mondo. Tutto è degradato: l'economia, la politica, la cultura. Ma è soprattutto il tessuto civile che ne ha risentito: sono aumentate le diseguaglianze, la corruzione, le frustrazioni dei cittadini, il disprezzo degli uni verso gli altri e di ognuno verso i beni comuni, la paura e la sfiducia nel futuro, la rabbia e l'invidia, l'ignoranza, l'infelicità, la licenza di offendere e di incitare persino alla violenza di ogni tipo.

E' per questo che mentre il mondo riprende a svilupparsi, noi continuiamo a decadere.

E' per questo che solo voci isolate, tra di noi, vengono ascoltate nel mondo, mentre il resto è oggetto di scherno e di preoccupazione, come se noi fossimo i malati d'Europa e del mondo intero.

E' vero che noi siamo malati.

La nostra malattia consiste nel fatto che anche coloro che sicuramente non fanno parte di quei gruppi di potere dalle mille ramificazioni, che fanno tendenza, risentono di questo incantamento e ne sono prigionieri, paralizzati, come lo è un uomo di fronte a un cobra che lo guardi negli occhi. E si perdono in atteggiamenti dilatori, di inutile temporeggiamento, in  discorsi da azzeccagarbugli, contribuendo così a far crescere nel Paese il fatalismo, l'arte di arrangiarsi a scapito degli altri e la convinzione che qualsiasi riscatto non dipenda da noi, ma sempre da qualcun altro, o dalla fortuna, o da Dio.

Nelle paludi dell'attesa e del temporeggiare vincono solo i caimani, gli avventurieri, i profittatori, i malfattori.

La nostra malattia consiste nel fatto che anche coloro che dovrebbero, non sanno organizzare una risposta convincente, non solo su singoli aspetti della nostra vita collettiva, ma d'insieme. E fingendo di non vedere l'origine della malattia, impediscono una efficace difesa dai suoi effetti devastanti.

Oggi c'è la guerra civile in Siria e ci sono le tensioni di un'area che va dall'Iran al nord Africa, che potrebbero aprire la strada a democrazie più avanzate, o precipitare nel caos, ingoiando il Mediterraneo ed il mondo intero. Non bastano il pur lodevole richiamo alla necessità della pace, che profeticamente fa Papa Francesco al mondo intero, ed il digiuno.  I governanti non devono digiunare, magari per accaparrarsi qualche consenso in più nel proprio Paese, ma agire, impedendo che in Siria continui il massacro, che ha già provocato più di centomila morti e milioni di profughi, facendo si che in altri Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa non si determinino situazioni come quella siriana, attraverso urgentissime iniziative politico/diplomatiche ed economiche concordate in sede Onu, su iniziativa dell'Europa unita, condizionate al fatto che cessino i conflitti militari e si avvii una fase di sviluppo economico, della democrazia e dello Stato di diritto. Gli interventi militari possono essere minacciati, mentre avanzano le iniziative politiche, ma non sono mai stati, in questi ultimi decenni, la soluzione. Hanno anzi creato più problemi di quelli che intendevano risolvere.

Oggi bisogna agganciare l'Italia al treno dello sviluppo. Bisogna avere un progetto definito per una diminuzione delle diseguaglianze, della pressione fiscale media, per un incremento della occupazione, per una lotta senza quartiere alla corruzione ed all'evasione, per un rilancio delle tutele dei beni comuni e dei servizi, a partire dalla Scuola, per l'uso virtuoso del nostro patrimonio culturale e paesaggistico/ambientale. L'evoluzione, sia pur ancora timida e contraddittoria, ma positiva,  dei rapporti tra Fiat e Fiom, il miglioramento dei rapporti tra Confindustria e Sindacati, finalmente uniti nel sostenere la necessità di un processo di crescita per l'Italia, in un quadro migliore rispetto al passato delle relazioni sindacali, sono fatti che la politica non deve ignorare.

Oggi bisogna creare le condizioni per una selezione della classe dirigente il più possibile svincolata dall'influenza nefasta e ricattatoria dei gruppi di potere, soprattutto di quelli malavitosi e quindi andare subito ad una legge elettorale che tolga di mezzo l'incostituzionale Porcellum. E' questa misura soprattutto, da avviare con una procedura d'urgenza, che toglierebbe al complesso politico/economico/mediatico, che fa strame di qualsiasi regola, guidato dal già condannato (ed inquisito per altri reati) Berlusconi, il potere di ricatto nei confronti dell'Italia, così ampiamente esercitato.
Che c'entra infatti Berlusconi con le necessità di questo Paese? Che c'entrano gli omuncoli della sua corte e le sue cortigiane, che vivono solo di lustrini e ombre riflesse e fanno a intermittenza la voce grossa a comando, come le famose scimmiette? Che c'entrano gli interessi che rappresentano, buona parte dei quali non si possono nominare nemmeno nei confessionali? Che c'entra quella disposizione a raccontare solo frottole propagandistiche, come quelle sull'IMU, che creano molti più problemi agli italiani di quelli che vorrebbero risolvere? Che c'entrano i ricatti e le minacce,  che non devono più essere tollerati (non basta dire di no, bisogna impedirli, perché ogni ricatto è una mazzata per il Paese).

Siamo certi che non tutti nel PDL, non tutti nella destra hanno portato il cervello all'ammasso. Siamo certi che non tutti i parlamentari del Movimento 5 Stelle e gli elettori, seguono le giravolte vanesie del duo Grillo/Casaleggio (che sta alla democrazia, come il demonio all'acqua santa) e di fronte a una proposta seria, comunque ci penserebbero  parecchie volte prima di dire di no. Siamo certi che persino tra gli elettori di quello che rimane della Lega ci sono coloro che non ne possono più della demagogia e della tendenza all'imbroglio, non solo verbale, di molti loro dirigenti. Siamo certi che gli elettori di PD e SEL, i parlamentari, gli amministratori, i volontari, se vedessero in campo una proposta seria che superasse oggi, non domani, il ventennio che abbiamo alle spalle e aprisse una fase nuova per l'Italia, si troverebbero uniti a sostenerla. Siamo certi che persino i residui della sinistra - sinistra, abituati a spaccare il capello in quattro, si convincerebbero del fatto che non ci sono più capelli da spaccare e che il Paese ormai purtroppo è calvo più di Berlusconi. Siamo certi che parecchi di coloro che hanno abbandonato la politica in questi ultimi anni, perché considerata il regno degli ignavi, dei cortigiani e dei corrotti, ritornerebbero, non solo a sperare, ma ad agire come si deve

Non si esce da questa situazione se non si creano ora, non domani, le condizioni per un nuovo governo. Letta, sempre sotto ricatto, ha fatto ciò che poteva, cioè pochissimo di quello che era necessario.

Sappiamo che è un rischio. Ma è anche un'opportunità per uno scatto di reni di tutto il Paese. Questione di intelligenza e di abilità nell'organizzare le forze in campo. Questione soprattutto di coraggio. E di consapevolezza che la politica è un servizio  reso all'Italia, non al proprio boss.

(Lanfranco Scalvenzi)
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