giovedì 29 agosto 2013

Lei dunque capirà - Claudio Magris

Lei dunque capirà - Claudio Magris - Garzanti, Euro 12,00 - (www.garzantilibri.it)


In un primo momento ero un po' perplesso: 12 euro per una cinquantina di pagine in formato piccolo...no, non è il caso, caro Magris. Del resto non avevo ancora letto alcuna recensione e dovevo fidarmi solo del nome dell'autore. Poi però sono tornato a prenderlo fra le mani questo libriccino, come qualcosa di prezioso. Magris non è mai banale. Qualche volta, come tutti, può steccare, ma se qui riesce a condensare una storia in una cinquantina di pagine formato piccolo, è una ragione in più per provare a leggerlo.

Vado al risvolto di copertina e leggo che “Lei dunque capirà” è "il racconto di un amore totale e fallito, di un'unione struggente e rifiutata". Lo prendo.


E' un lungo monologo. Quel lei che sta nel titolo, cui si rivolge la protagonista, è il Presidente di tutti. Appare come colui che governa 'la Casa', cioè l'oltretomba, ma in realtà governa l'eterno e l'infinito.
Non c'è nemmeno un nome in questo monologo, ma si capisce che colei che parla è Euridice, quella del mito di Orfeo, una storia che si ripete dalla notte dei tempi, sempre uguale e sempre diversa. Euridice è l'emblema di tutte le Euridice che sono state e di quelle che saranno in futuro, fino al termine del tempo. Vuole svelare cosa è veramente successo, e perché, quando Orfeo, pieno di risorse com'era, ha ottenuto il permesso di portarsela fuori dalla “Casa” e poi l'ha persa un'altra volta, proprio sulla soglia del mondo visibile. Per farlo parla anche di quando erano in vita, lei e Orfeo, ed affrontavano i problemi della vita quotidiana.

Non è solo della morte che parla quindi. Si, c'è anche quella, o meglio, il dopo, ma da tutte quelle parole sembra emergere che nemmeno nel dopo sia possibile venire a conoscenza delle cose ultime, sicché tutte le domande impegnative che ci facciamo in vita rischiano di rimanere in eterno senza risposta.
E' soprattutto dell'amore che parla Euridice, dei suoi paradossi, delle sue contraddizioni, del suo essere ad un tempo indispensabile all'uomo e superfluo, come la poesia. Non lo fa con il distacco di Roland Barthes. Lei parla dell'amore, sciorinando davanti ai Presidente, quindi anche davanti ai nostri occhi la sua vita quotidiana con Orfeo ed il ricordo che ne serba anche nella “Casa”, che come tutti i ricordi, nel tempo, può anche mutare.

Il monologo di Euridice, come ho già detto, è privo di nomi. Magris non ci dice nemmeno che è Euridice a parlare, lascia a noi la libertà di intuirlo. E noi leggendolo abbiamo la possibilità di fare anche una passeggiata dentro la nostra vita.
Alla fine sarà come aver fatto una nuova esperienza, utile e stimolante a seconda dell'attenzione che noi avremo saputo mantenere.
I presupposti per non uscirne delusi ci sono tutti.

(Lanfranco Scalvenzi)