martedì 2 luglio 2013

Gramsci a New York

Chi si ricorda di Antonio Gramsci? Chi ne parla più oggi in Italia? Non occorre dare una risposta. Fu tra i fondatori del PCI a Livorno nel 1921. Fu un grande dirigente del movimento operaio; parlamentare all'epoca di Matteotti, venne incarcerato dal fascismo, da irriducibile oppositore qual'era.
Morì in carcere il 27 aprile del 1937, all'età di quarantasei anni. In carcere scrisse una delle opere più importanti del nostro novecento:  "I quaderni". E spedì una gran quantità di lettere pubblicate successivamente da Einaudi in un volume intitolato  'Lettere dal carcere'. Voglio ricordare a chi legge che al suo funerale erano presenti solo la cognata Tatiana e il fratello Carlo.


Questo la dice lunga sul clima dell'epoca. Gli altri fratelli erano sparsi per il mondo, il padre in Sardegna, la moglie Giulia e i due bambini, Delio e Giuliano (del quale aveva solo una fotografia, non avendolo mai conosciuto), in URSS. I compagni erano in galera o al confino.


Si è scritto molto su di lui e sulla sua opera nei decenni scorsi. Si sono pubblicate anche delle biografie. La migliore mi sembra quella di Giuseppe Fiori, pubblicata nel 1966 dall'editore Laterza. Ora Antonio Gramsci è sepolto nel cimitero privato degli acattolici, presso il quartiere Testaccio di Roma. Ci passo una volta tanto. Forse è solo una combinazione, ma non ho mai avuto il piacere di incrociare qualcuno che andasse a fargli visita.



In questi giorni mi è arrivata notizia che a Forest Houses, in pieno Bronx, a New York, in una piazzetta erbosa affogata tra palazzoni altissimi, teatro fino a qualche tempo fa di scontri pressoché quotidiani tra malfattori e polizia, su iniziativa di un artista svizzero di nome Thomas Hirschhorn, fatta sua da Eric Farmer, rappresentante di un'associazione che riunisce gli abitanti di quel quartiere, è stata costruita una casetta in legno, plexiglass e cerotti (video), che sarà sede di iniziative di ogni tipo: concerti rap e di musica classica, convegni e seminari di filosofia, letture di poesie, teatro, mostre fotografiche e pittoriche, corsi per bambini di tutte le età, intestata a Antonio Gramsci.


Tutt'intorno stanno dipingendo murales che lo raffigurano, appendendo striscioni con alcune delle sue celebri frasi. E' un cantiere insomma, dove gli abitanti della zona si rendono utili per la realizzazione di questo progetto nel nome di Gramsci. Perché Gramsci? Thomas lo dice chiaramente in un'intervista al New York Times: "Io non voglio cambiare le loro vite. Le mie ragioni sono artistiche. Gramsci credeva nel valore della cultura e dell'insegnamento per liberare gli oppressi. Ecco, se riesco a far riflettere sulla potenza dell'arte e della letteratura, io sono felice. Ho ottenuto quello che volevo".


Myrna Alvarez è una donna che abita lì si aggira nel cantiere cercando di rendersi utile. Si avvicina al ragazzo che sta dipingendo un murales e lo piglia in giro: "sai almeno chi è? E' un rapper?". "No", risponde serio il ragazzo, "Antonio è un poeta italiano, che è morto in una cella". Per Myma è una bellissima idea, fantastica, "qui non c'era niente e adesso avremo questa casa tutta nostra, dove passare il tempo insieme". Nel deserto del Bronx è nato il “condominio Antonio Gramsci”, un centro sociale e culturale voluto da un artista svizzero e dagli abitanti del luogo. Le istituzioni non si sono opposte.
E in Italia?


(Lanfranco Scalvenzi)