martedì 30 luglio 2013

A Cécile Kyenge e ai cittadini come me

A coloro che,come me, dicono basta.

Sono con te, Cécile, ma non mi basta. Vedo che c'è un crescendo in questo Paese, di insulti, ma anche di istigazioni a delinquere, non solo nei tuoi confronti, ma nei confronti di chiunque venga ritenuto un diverso. E tutto si compie come se si fosse su un palcoscenico, come se fosse importante per chi insulta, per chi minaccia, per chi istiga a delinquere in qualche modo, farlo sapere a tutti, con la convinzione dell'impotenza, o addirittura della condiscendenza di chi dovrebbe reagire.

Forse lo si crede un diritto, garantito dalla sciagurata consuetudine a minimizzare. Forse ciò avviene perché tra coloro che eccellono in questa pratica ce ne sono alcuni, troppi, che fanno parte del mondo politico e addirittura siedono su prestigiosi scranni istituzionali. C'è assuefazione al peggio ormai, Cécile. Si è persa la memoria del periodo in cui ha cominciato a crearsi una saldatura tra imbecillità, reato e pretesa di esercitare una libertà, tra disinvoltura culturale, dissacrazione e arbitrio, del periodo in cui tutte le categorie sulle quali si reggeva il cosiddetto "senso comune", hanno cominciato ad entrare in fibrillazione ed a perdere progressivamente di significato.

Anche il razzismo, e la consapevolezza che su questa categoria di pensiero, e sull'atteggiamento conseguente, si sono consumate immani tragedie nell'ottocento e soprattutto nel novecento. Si, si è persa la memoria, ma io ho buona memoria e ricordo che questo processo degenerativo ha subìto una decisiva accelerazione, quando si è creata una saldatura, che passava e ancora passa attraverso un solo gruppo, persino una sola persona, tra potere politico e potere mediatico.

Chi ti ha scagliato contro delle banane, Cécile, con intenzione inequivocabile, ha compiuto certo un atto contro l'umanità, ed ha commesso anche un reato di vilipendio contro le istituzioni. Ma cosa si dovrebbe dire dell'ineffabile Roberto Calderoli? - Si, lo stesso delle magliette contro l'Islam indossate in televisione qualche anno fa - Secondo questa logica, anche lui, oltre a dire cose contrarie all'umanità, ha commesso un reato di vilipendio: doppio, contro l'istituzione che tu rappresenti e contro quella che indegnamente rappresenta lui.

Il fatto che lui sia ancora “vicepresidente del Senato” è certamente un esempio negativo, uno stimolo a utilizzare al massimo la licenza di esprimersi pubblicamente anche con parole imbecilli, assecondando idee razziste, per farsi propaganda a buon mercato, indipendentemente dalle conseguenze, purché si lancino contro un qualche bersaglio, meglio se indifeso.

Tu, quando sei stata colpita personalmente per l'ennesima volta, hai usato l'ironia. Ciò ti fa onore e dimostra, una volta di più, la tua intelligenza ed il tuo equilibrio. Ma credo sinceramente che non basti più. Come non basta che io dica che sono con te. Io infatti non sono con te, Cécile, io sono te. E mi sento in primo luogo personalmente umiliato per come stanno andando le cose.

Credo che non basti stare sdegnosamente seduti sulla riva del fiume ad attendere che passi il fango che si è accumulato nelle nostre città. Perché non passerà se noi, resi consapevoli del disastro nel quale ci siamo cacciati, non reagiremo come si deve sul piano civile, culturale, politico, senza riserve e senza opportunismi, associandoci per liberarcene, osando l'impossibile, e facendo nel modo migliore il nostro lavoro, quando ce l'abbiamo.

Quando nel 1966 l'Arno esondò e Firenze venne sommersa dall'acqua e dal fango, una gran quantità di persone, soprattutto giovani, invasero la città e spalarono il fango salvandone le preziose costruzioni secolari, il tessuto civile, gli immensi tesori culturali. Nessuno di loro si chiese quanto gli convenisse personalmente. Ognuno lo fece perché era necessario. Per Firenze, per il nostro Paese, per la nostra cultura.
Spalarono il fango del presente per salvare il passato ed il futuro.

Ora quel fango è qui: è meno visibile, meno definibile, ma ancora più soffocante e pericoloso. Perché non deturpa solo le cose, più o meno preziose, il paesaggio, le opere d'arte, i libri, ma il nostro paesaggio interiore, le menti e i cuori. E riguarda ognuno di noi.

(Lanfranco Scalvenzi)