mercoledì 19 giugno 2013

Sulla ricerca della felicità

Vorrei tentare un ragionamento sulla ricerca della felicità. Che significa il termine felicità?  Forse si capisce meglio passando al punto di vista dal quale la si cerca.
C'è la ricerca della felicità del contadino, che è legata al raccolto, quella dell'attore che si misura in applausi e critiche, e c'è quella dell'impiegato, per fare un altro esempio. Ecco, soffermiamoci un po' sul punto di vista dell'impiegato. Con al massimo 2000 euro al mese e 2 figli a carico, per lui o per lei la felicità rimane un miraggio, soprattutto pensando a un futuro migliore per i figli (quale?).

C'è anche quella dell'artigiano. C'è quella dello spazzino. C'è persino quella dell'eremita. Tutte insieme contribuiscono a far funzionare l'economia, ma più in generale a rendere possibile una vita dignitosa. O meglio, contribuirebbero, se non ci fossero dei comportamenti che consistono nell'appropriazione della felicità altrui, traendone un beneficio individuale.Da parte di chi? Dei grandi signori del potere e del denaro, di coloro che hanno fatto carriera e si chiamano manager, che hanno dimenticato le loro origini (anche loro sono nati nudi), e che se fossere pesci si chiamerebbero squali. La loro felicità è fare un boccone di noi umili servi di questa banale, nonchè marcia Società.

Ma dipende anche da noi non farci distruggere i sogni. Voglio solo ricordare che, pur essendo la democrazia in crisi, esiste ancora la sovranità popolare e se non la esercitiamo e ci limitiamo a bofonchiare, o a gridare, quando invece si tratta di fare, siamo anche noi responsabili del fatto che siamo trattati come dei fantocci, dei servi di questa gleba mondiale. Cerchiamo di non scordarcelo continuando a fare del vittimismo.
Ho una domanda da rivolgere a quelli che si credono i signorotti del mondo, o anche solo dell'Italia e umiliano e deturpano il nostro bisogno di felicità.
Cosa provate, o stolti analfabeti della vita a rubarci la nostra possibilità di essere felici? Provate piacere almeno?
Secondo me non provate più nulla, perchè ormai avete perso quella sensibilità umana, che noi fortunatamente ancora abbiamo.
Quindi, se per noi è difficile essere felici, per voi è impossibile.

(Jonathan Livingston - anni 13) (chi è J. Livingston)