giovedì 20 giugno 2013

Il male che si deve raccontare (per cancellare la violenza domestica) - Simonetta Agnello Hornby con Marina Calloni

Il male che si deve raccontare (per cancellare la violenza domestica) - Simonetta Agnello Hornby con Marina Calloni - Ed. Feltrinelli, Euro 9,00 - (www.feltrinellieditore.it)

In attesa che altri cinque Stati europei approvino il trattato di Istanbul sulla violenza sulle donne (e sui minori), dopo l'approvazione del Parlamento italiano, si fanno più pressanti le iniziative tendenti a mettere in evidenza il fenomeno della violenza domestica, del quale la violenza sulle donne è l'aspetto più eclatante. Simonetta Agnello Hornby non è solo una scrittrice, nata a Palermo e residente a Londra dal 1972, che ha pubblicato anche in Italia numerosi libri, tra i quali 'La Mennulara', ma anche un avvocato, che ha esercitato a Londra, occupandosi tra l'altro della violenza domestica.

Dal 2012 collabora con la Global Fountation for the Elimination of Domestic Violence (Edv), che ha sede a Londra. Il ricavato della vendita del libro contribuirà alla creazione di una sezione italiana della Fondazione (Edv). Marina Calloni è docente di Filosofia politica e Sociale dell'Università di Milano - Bicocca ed è tra le fondatrici del Movimento 'Se non ora quando?'
Il  libro non è solo uno strumento di denuncia di un male che in Italia viene tenuto ancora troppo sotto silenzio, ma anche un riferimento per tutti coloro che, nonostante tutto, attraverso diverse associazioni lottano da tempo per offrire alle vittime di questa violenza, aiuto, mezzi e protezione. Dopo l'approvazione del Trattato di Istanbul servirà una legge attuativa, perchè questa battaglia ha bisogno di una normativa certa e di risorse onde evitare di intervenire sempre a male conclamato e avvenuto. E' noto che le vittime hanno una notevole difficoltà a rivolgersi alle istituzioni, ed anche quando lo fanno, spesso si trovano di fronte interlocutori svogliati e sprovvisti di preparazione adeguata e si sentono costrette a ritrarsi dentro l'inferno dal quale avrebbero voluto liberarsi. Il libro accenna all'esperienza particolarmente significativa di Patricia Scotland, fondatrice della Global Foundation for the Elimination of Domestic Violence, che propone tra l'altro che uno specialista segua personalmente per tre mesi la vittima, proprio per interloquire con le Istituzioni interessate in modo da facilitarne l'intervento e si occupi anche delle relazioni con il mondo imprenditoriale per garantire alla vittima la necessaria autonomia economica. Nel caso dei minori l'intervento è più complesso, ma occorre ricordare che spesso ci si trova di fronte ad una violenza generalizzata che si ripercuote sia sulle donne, sia sui minori. Il libro cerca di dimostrare che la violenza domestica è diffusissima e non ha confini di classe, o di censo, o d'istruzione. Ed è un fenomeno eccessivamente tollerato sul piano sociale, che spesso gode di complicità attive e passive che lo rendono invulnerabile. Dal libro pare che lo sfondo di tutte queste violenze, che si consumano tra le pareti domestiche, sia spesso di natura sessuale. Ma non è così in ogni caso. Spesso i carnefici sono a loro volta il prodotto di patologie parapsichiatriche rimosse o tollerate, o hanno una concezione culturalmente patologica del potere e dei ruoli all'interno dei gruppi familiari che si esprime anche al di fuori del versante sessuale.
Il libro è da leggere con la convinzione che in una società civile e democratica fenomeni come questi riguardano tutti i cittadini, non solo coloro che ne sono direttamente coinvolti.

(Lanfranco Scalvenzi)