venerdì 8 marzo 2013

Paese reale o Politica virtuale?

Mentre i politici, eletti e non, si accapigliano per decidere se chi è arrivato primo alle elezioni le ha in realtà anche vinte, chi è arrivato secondo meriterebbe di partecipare al Governo del Paese e chi è arrivato terzo forse non le ha realmente perse, l’INPS il 27 febbraio praticamente nell’ultimo giorno utile rispetto alle scadenze di legge, ha diramato una circolare con cui avverte milioni di pensionati che, contrariamente a quanto da sempre avvenuto e quindi ormai consolidato nelle aspettative dei cittadini, il CUD non verrà più trasmesso per posta, ma potrà essere scaricato dal sito web dell’INPS.

E’ un ulteriore esempio, emblematico per contenuti e soprattutto tempi, di come la politica sia sempre più lontana dal paese reale. E’ chiaro che la gran parte dei nostri politici non sa cos’è il CUD e non capisce che disposizioni di questo tipo, conseguenza di una legislazione non lungimirante sotto un profilo pratico, non possono che aggravare le difficoltà di cittadini già vessati da mille adempimenti e soprattutto non nel pieno delle loro forze.

Per noi comuni mortali conviene invece entrare nel dettaglio. Il CUD è quel documento che certifica l’entità dei redditi percepiti nell’anno precedente e della tassazione applicata dall’ente erogatore dei redditi, nel caso dei pensionati l’INPS. Ogni comune mortale, quindi anche i pensionati, utilizza questo documento per presentare il modello 730 o il modello UNICO, in pratica la dichiarazione dei redditi, nel caso percepisca altri redditi o possegga anche solo una prima casa oppure voglia tentare di recuperare fiscalmente, dopo la cura Monti sempre meno, qualche spesa deducibile tipo sanità, assicurazioni, mutui ecc.

Poiché risulta accertato che nella fascia di età superiore ai 60 anni solo una modesta quota di cittadini ha usato nel corso del 2012 la rete internet, l’INPS mette a disposizione ben sette metodologie per ottenere il CUD, tutte a carico del pensionato o di chi lo aiuta visto che ci si deve recare personalmente o con delega formale presso un CAAF o un Ufficio Postale abilitato per farselo stampare alla modica cifra di 3,27 euro di cui 57 centesimi per IVA. Per ricevere il documento cartaceo a casa invece bisogna dimostrare ai call center, che saranno invasi di richieste, che non solo si è impossibilitati personalmente ad utilizzare le altre opzioni, ma che non disponiamo di potenziali delegati all’operazione.

Ho paura che questa circolare sia il frutto di un bel progetto di “cost saving” derivato dalla “spending review”, ma in questo modo la spesa pubblica difficilmente potrà calare. E’ agevole infatti comprendere che l’INPS risparmierà sulle spese postali anche se a danno delle prestazioni e delle conseguenti entrate delle Poste, il che non sembra aiutare il bilancio pubblico allargato nel suo complesso (d’accordo le Poste sono state trasformate in Spa ma sono sempre di proprietà pubblica).

E’ ancora più semplice capire che se ad esempio 5 milioni di pensionati sceglieranno l’opzione “fisica” i costi complessivi per il nostro Sistema Paese, naturalmente a carico dell’operatore famiglia, saranno di oltre 16 milioni di euro di cui quasi 3 milioni direttamente nelle casse dello Stato per IVA. Non è dato sapere se il prezzo di questo servizio potrà concorrere alla riduzione del deficit pubblico e se verrà invece lasciato tra le competenze dei CAAF o degli Uffici Postali.

Una cosa è certa: la struttura dell’INPS lavorerà molto meno, senza alcuna riduzione di costi di personale ahimè!, mentre i disagi e le spese sostenute rimangono a carico dei cittadini, o forse sarebbe meglio dire sudditi. Se tutti i progetti di riduzione costi della PA sono così, non credo che andremo molto lontano sulla strada del risanamento.

Per amore di conoscenza, in altri Paesi Europei l’equivalente del CUD non ha bisogno di essere spedito perché sono le stesse Autorità Fiscali che, disponendo di tutte le informazioni necessarie a livello centrale e locale, provvedono ad elaborare la “dichiarazione dei redditi” che viene recapitata per posta (come sono arretrati!) al contribuente che può eventualmente controllarla ed integrarla (ma capita assai di rado) senza alcun bisogno di ricorrere ai consulenti. Sto parlando del Belgio, cioè di un piccolo Paese che negli anni ’90 aveva un debito pubblico percentualmente più alto del nostro, ma che ha saputo ridurlo con processi amministrativi efficienti e mai a danno del cittadino.

Ecco quindi come il nostro Paese continua ad allontanarsi dalle pratiche europee (quelle buone naturalmente perché non tutte lo sono) e il paradosso è che circolari di questo tipo giustificano la propria meccanica con le direttive europee che impongono di utilizzare gli strumenti telematici per il dialogo con i cittadini/contribuenti. Le direttive però non dicono di scaricare a valle ogni problema e ogni costo.

Ma l’allontanamento dall’Europa procede su molteplici fronti come si può capire da alcuni altri comuni esempi: i tempi di pagamento dei fornitori/creditori della PA, gli impieghi e i tassi di interesse del sistema bancario nei confronti di famiglie e imprese, i costi dei brevetti europei che per le imprese italiane in assenza di adesione del nostro Paese all’accordo europeo risulteranno sempre più pesanti e così via. Non c’è che l’imbarazzo della scelta..

E’ la sagra dell’ipocrisia da parte di chi non vive il Paese Reale ma che, nell’inseguimento dell’Europa, non trova di meglio che praticare una politica virtuale che, orfana delle ideologie, può forse trovare ospitalità solo nelle favole e nei sogni, purtroppo non dei cittadini italiani.

(Leonardo Loprete)