lunedì 4 marzo 2013

Il grande salto: dai "girotondi" e dal "popolo viola" al "movimento a 5 stelle"

Non è facile dimostrare, o negare, l’ipotesi di una linea di continuità fra fenomeni che costellano come lampi intermittenti determinate congiunture politiche e sociali, riuscendo in qualche misura ad omologarle ad un unico motivo ispiratore.

Ora nel vissuto politico di questi ultimi, almeno nell’area politica del centro sinistra, appena usciti dalla sconfitta elettorale del 2001, è indimenticabile l’episodio che vide il regista Nanni Moretti, quasi casualmente invitato a parlare in un comizio in Piazza Navona, profferire il celebre: "con questi dirigenti la sinistra non vincerà mai...".

Di lì nacque, o meglio germogliò, un significativo movimento democratico che, per la tecnica adottata di stringersi per mano per costituire cerchi smisurati, riuscì ad esprimere un sussulto di coralità nazionale contro le burocrazie di partito ormai derubricate da riconoscibili ruoli di progresso e di garanzia democratica.

In concreto il fenomeno non produsse purtroppo nulla di alternativo, se non un diminuito apporto numerico nei partiti di centro sinistra che, nel loro insieme, nel 2006 (con una vittoria risicatissima) e nel 2008 (con una profonda sconfitta) non produssero modifiche nell’assetto del centro sinistra se non quelle prodotte autonomamente delle varie oligarchie di partito principalmente rivolte a salvaguardare la propria sopravvivenza.

Si riprodusse allora un moto subitaneo di protesta diffusa che fu chiamato, quasi a simboleggiare la necessaria novità rispetto a tutti i colori tradizionali di partito, il popolo viola.

I "viola" ebbero una sola intuizione, produttiva di una serie di maldestri tentativi, da parte di gruppi e gruppetti, rivali fra loro molto più che pensosi del ristabilimento democratico riconducibile alla validità dell’ipotesi, poi non realizzata, di pervenire a un nuovo soggetto politico caratterizzabile, con netta distinzione, dal sistema tradizionale del mondo dei partiti.

L’accentuazione progressiva della crisi economica e sociale, dell’ultimo lustro trascorso, e un coincidente binomio di iniziative (la strategia applicata del web da parte del "movimento a 5 stelle" e un quotidiano politico come il "Fatto") hanno indubbiamente ricuperato la domanda inevasa dei due fenomeni sopra ricordati, e decontaminandone il lungo periodo di frustrazione hanno conferito un impulso di difficile contenimento da parte della partitocrazia tutta, in stato di evidentissima paralisi.

Forse il riconoscere la continuità ultradecennale di uno sforzo di emancipazione della democrazia italiana, prima ancora che i problemi della governabilità, è la precondizione per il superamento della decadenza politica del paese.

Altrimenti come interpretare i tre milioni e mezzo di aderenti che hanno rifiutato di confermare il loro consenso al Pd?

(Pierluigi Sorti)