venerdì 8 marzo 2013

I temibili vuoti di potere: per favore, fate presto

Lo scenario del dopo voto è assai peggiore di quello che si sarebbe potuto ipotizzare al momento delle dimissioni di Papa Ratzinger. Quando nel giorno di ricorrenza dei Patti lateranensi, 11 febbraio, Benedetto XVI disse di abdicare dal soglio pontificio, bastava fare due conti per far venire i brividi.

Dal primo marzo fino al termine del Conclave ci sarebbe stato un Parlamento appena insediato; un Governo ancora tutto da inventare; un Presidente della Repubblica in fase di uscita dal Quirinale e – ovviamente – nessuna carica all’interno del Vaticano che - guarda caso - si è affrettato poi a riempire un altro posto vuoto (addirittura dal maggio scorso) al suo interno, cioè la presidenza dello Ior.

L’Italia che i cittadini italiani hanno consegnato a loro stessi ha reso ancora più macabra la scena, perché ha creato l’ultimo vuoto di potere che avrebbe dovuto funzionare da àncora: il Parlamento. Formalmente eletti, i nuovi rappresentanti alla Camera e al Senato sono praticamente paralizzati; per la loro composizione non saranno in grado di impostare alcuna linea e di dare alcuna fiducia. Non ci sono neanche i presupposti per ipotizzare a chi il presidente Napolitano possa affidare l’investitura di capo del Governo per abbozzare una squadra di ministri. Dunque, ci sono due vacatio drammatiche: quella dello Stato vaticano e quella dello Stato italiano. Non trovare i collegamenti fra i vuoti di potere dei due Stati è oltremodo ingenuo e pericoloso. Nonostante la proroga per gli affari ordinari del Governo tecnico, chi prenderà una decisione in caso di necessità estrema?

Al di là dell’unica euforia comprensibile di Beppe Grillo che con il suo tsunami ha fatto boom, la sensazione di brancolare nel buio è palpabile.

La parte di elettorato cattolico sensibile alle vie politiche dettate dall’interno delle mura leonine è senza guida spirituale e senza indicazione; troppo spaesata per stare nella destra delle Olgettine o nella sinistra ‘comunista’; troppo tentata dall’astensione nella speranza di non vedere gli scandali della Chiesa e quelli della Politica. L’Italia laica è, viceversa, trascinata dagli scandali della politica e non riesce a trovare una via di orientamento neanche nella Chiesa insudiciata anch’essa dai Vatileaks che hanno messo in risalto una vocazione alla lotta di potere e all’arricchimento più che alla professione pastorale.

Per quanto il pallino sia nelle mani del presidente della Repubblica, come si dice sempre più spesso, si è ormai entrati nel semestre bianco che impedisce allo stesso Napolitano, per esempio e particolare non da poco, di sciogliere le Camere. E quando si dice la “malasorte”, anche il capo della Polizia – senza alcuna irriverenza per i motivi gravi e seri di salute che lo tengono lontano dal suo posto – è assente. L’Italia non ha – forse – mai vissuto un momento di così alta vulnerabilità. L’ultimo monito di Beppe Grillo “Se falliamo noi, regnerà la violenza nelle strade” suona quanto mai sinistro.

(Chiaro Ettondo)