lunedì 18 febbraio 2013

Una riflessione sulla politica

Delle molte sollecitazioni che vengono dallo scritto di Lanfranco Scalvenzi e ad esse parallele: di rinnovamento della politica si parla almeno da un quarantennio. Più o meno dal 1968 in su, con diversi accenti. Il tema rischia di essere, quindi, abusato almeno quanto quello di transizione, per la vicenda storico politica italiana.

In quanto espressione ormai millenaria della cultura occidentale, occorrerebbe indagare sulle mutazioni del canone occidentale, accelerate in questo inizio secolo che registra un forte bisogno di politica ad esempio in paesi di incerta democrazia come ad esempio certo Nord Africa.

Anche il disgusto per alcune pratiche partitiche e di potere da parte dei cittadini italiani sta ad indicare piuttosto un forte bisogno di politica. Non è essa ad essere una struttura pesante e inutile, ma i suoi strumenti nel complesso, non solo dunque i partiti (si pensi al riguardo la crisi che investe le organizzazioni non governative, il mondo associativo e cooperativo).

Esistono davvero poteri forti o si tratta di un equilibrio puntellato di vari poteri, che sono deboli presi a sè stante? I poteri forti possono essere considerati un retaggio del XX secolo, di società fortemente strutturate sul piano nazionale per far fronte al bisogno del cittadino dalla culla alla bara?

La massimizzazione del bene collettivo, come sosteneva Dworkin, è funzione del diritto. Quanto può, in senso negativo e positivo, la politica sul diritto? E' preferibile, è possibile, un diritto svincolato e rispondente soltanto alla totalità della comunità che è il soggetto del diritto?

La crisi dei partiti, della quale pure si parla da un quarantennio (ho per le mani un inserto della rivista Rinascita del 1975, ossia a meno di trent'anni dalla nascita dei grandi partiti di massa nel nostro paese, intitolato alla crisi dei partiti) ha certo caratteristiche sue proprie, ma se svincolata dai fondamentali della politica e della democrazia, rivisitati alla luce dell'era globale, rischiano di essere ingegneria.

(Graziella Falconi)