domenica 10 febbraio 2013

Riforma della politica

Finora l'espressione 'riforma della politica' ha alimentato solamente parole rituali e vane, spese sui giornali e nelle televisioni. Nei fatti invece è avvenuta una trasformazione non guidata in questo ultimo ventennio, una deriva della politica verso populismi di diversa estrazione e un venir meno della sua efficacia. Ne fanno testimonianza il moltiplicarsi di estemporanei partiti personali e l'instaurarsi di un rapporto diretto tra un qualsiasi capo che si autodefinisce carismatico e un elettorato quotidianamente manipolato e reso impotente.

Si continua tra l'altro a dire che la politica costa troppo, e questo è vero, ma si omette di dire che ha scarsa efficacia nel governo dei processi, che cioè ha smarrito la sua funzione, o se si vuole, la sua missione. In una società democratica la funzione della politica dovrebbe essere quella di farsi strumento dei cittadini nel governo del territorio attraverso i loro rappresentanti, o magari anche direttamente.

Nella società italiana da molto tempo non è più così. La stragrande maggioranza dei cittadini sente la politica come una sovrastruttura pesante e inutile, attraversata da diffusi fenomeni di corruzione, un luogo di privilegio nel quale si esercita, magari per una vita intera, una rendita di potere, forte con i socialmente deboli e debole con i 'poteri forti', soprattutto della finanza nazionale e mondiale.

E', questa, una situazione che accomuna tutte le democrazie del mondo, ma in Italia ha raggiunto livelli talmente intollerabili da preoccupare assai sui possibili sviluppi della nostra democrazia. In attesa che la politica democratica riesca a esercitare la sua funzione di governo anche sui 'poteri forti' come sta cercando di fare Obama negli Stati Uniti e fermo restando che in Europa non sarà possibile un efficace governo della crisi attuale senza un rafforzamento dell'idea e degli Istituti di un'Europa federale e di una cittadinanza europea, è indispensabile che noi sistemiamo la nostra casa nazionale ponendo fine alla degenerazione della politica e magari invertendo il processo.

Di cosa abbiamo bisogno?

Di una legge sul conflitto d'interessi. Tutto quello che c'è ora è paccottiglia che non serve a nulla. Di rivedere le leggi sulla corruzione e sull'incandidabilità perchè quelle attuali coprono i fenomeni degenerativi invece di contrastarli. Di una nuova legge elettorale che spazzi via il 'porcellum', metta i cittadini in condizione di scegliersi i rappresentanti e apra la strada a governi stabili.

Ma c'è un punto sul quale intervenire, che viene prima di tutti gli altri: l'attuale funzione e 'natura' dei partiti. La maggior parte dei partiti attuali sono combriccole di complici nell'esercizio di un potere opaco. Estorcono il voto agli elettori, impediscono una partecipazione dei cittadini alla vita politica e spargono demagogia a piene mani  Costano e producono danni. Ci sono anche delle eccezioni, ma è difficile arginare le degenerazioni. Come nell'economia classica, anche in politica 'la moneta cattiva scaccia quella buona'.

C'è una contraddizione che stride più di tutte le altre: come possono governare democraticamente e ampliare i confini della partecipazione dei partiti che non sono democratici al loro interno? Si tratta quindi di togliere di mezzo tutta la legislazione sui rimborsi elettorali e sul finanziamento dei gruppi politici a tutti i livelli.

Al suo posto si preveda un contributo, molto più contenuto, a partiti che accettino il controllo, ad opera di autorità terze e indipendenti, dei propri bilanci e del rispetto dei meccanismi democratici interni, pena la revoca del contributo e l'intervento della magistratura, sia in sede civile che penale. E' opportuno istituire anche un sistema premiale, controllato e rendicontato ogni sei mesi, a vantaggio di quei partiti che adottano la pratica delle 'primarie', con modalità stabilite dalla legge, e operano per la formazione civile e politica dei cittadini. Chi ha un po' di curiosità in questo campo vada a vedere come funzionano i partiti in Germania.

Ovviamente non credo che i partiti attuali siano in grado di avviare da soli un processo come quello descritto.

Se dall'attuale campagna elettorale usciranno vincenti coloro che più incarnano la degenerazione della politica non ci potrà essere nemmeno la speranza. Se vincerà il centrosinistra si potrà aprire una porticina al cambiamento, ma sarà comunque indispensabile una spinta consapevole e organizzata dei cittadini. Ci sono esperienze maturate in altri ambiti nazionali, soprattutto anglosassoni, nel campo della 'democrazia deliberativa', che possono servire da modello.

Sappiamo che in tempo di crisi è più facile spararle grosse e apprestarsi a 'cambiare tutto per non cambiare nulla', o scrutare l'orizzonte alla ricerca di qualche salvatore. Ma è la fatica del lavoro quotidiano che può cambiare veramente le cose, del confronto sistematico unito al fare a vantaggio del bene comune.

E la costanza della verifica e dello studio.

Insieme. In rete. Con gli altri.

(Lanfranco Scalvenzi)