domenica 17 febbraio 2013

Caro Papa

Non è al Papa che scrivo: come potrei? Non è nemmeno al teologo: non avrei gli strumenti. E' all'uomo Ratzinger che mi rivolgo, è a Lei. E le dico, grazie. In un tempo nel quale sono le meschinità e le miserie di un mondo che sembra abitato da pupi, costretti a vivere alla giornata, Lei ci ha messo di fronte alla grande Storia. Ed al dramma tutto umano dell'impotenza. Ed io non mi sento nè indifferente, nè sgomento. Cerco di capire.

Mi rivolgo all'uomo Ratzinger perchè mi è più facile, ma non ignoro, come pare si stia facendo, che chi ha compiuto il gesto è il Papa nel pieno esercizio delle sue funzioni. Quindi, non solo il gesto, ma le modalità, il percorso compiuto per assumersene la responsabilità, lungo e, immagino, angoscioso fanno parte del Suo magistero. Ci dicono qualcosa che noi dobbiamo interpretare con la consapevolezza e la serietà del momento.

Non voglio cadere nella trappola dei sepolcri imbiancati che minimizzano, tentando di addormentare le coscienze e che confinano questa Sua drammatica scelta nell'angusto ambito di un uomo malato e lacerato dalle insicurezze. Non voglio nemmeno accompagnarmi a chi si mette sopra un pulpito, non so con quale autorità e, totalmente privo di carità, sentenzia che un Papa non scende dalla croce. No, il mio cuore sente che ciò che Lei sta facendo, pur scaturendo dalla fragilità umana, non è il prodotto della paura o della pusillanimità, ma del coraggio e di una vertiginosa assunzione di responsabilità. E non riguarda solo Lei. Nemmeno solo le gerarchie del Suo immenso impero. Tutti ci coinvolge: credenti e non credenti.

Lei dice che oggi, non ieri forse, ma oggi, dentro questo mondo globale che in tempo reale scruta impietosamente ogni piega del volto umano e fa di ogni dramma uno spettacolo, oggi, dopo le rivoluzioni democratiche che hanno investito molti Paesi ed hanno cambiato le condizioni dell'uomo ed il sentirsi parte di una comunità, non è sempre possibile essere Papa e contemporaneamente fare il Papa.

E' in questa frattura tra l'essere e il fare che è necessario collocare i nostri ragionamenti evitando il più possibile ridurre il discorso alla registrazione di un disagio personale.

Io sono un battezzato, ma da tanti anni, come a molti è capitato, non pratico più. Tra le mie frequentazioni ci sono anche dei religiosi che faticano a far convivere in loro la funzione e l'essere uomini nel mondo attuale. Io mi sento fratello di tutti coloro che cercano un 'senso' che dia un qualche significato alla loro vita e a quella dell'universo intero. E ancora di più mi sento vicino a coloro che cercandolo non lo trovano e si angosciano per questo. Nelle foreste di simboli e di feticci che danzano come fuochi fatui nel deserto dell'anima, in questi luoghi di nessuno che sono diventate le città dell'Occidente, il 'senso' come il Pollicino della fiaba, si è smarrito. E con lui il sacro.

Per questo, quando Lei venne eletto Papa, io pensai che il motivo della sua elezione fosse un tentativo di risposta a questo enorme problema. Lei, un grande teologo che da sempre era impegnato nella ricerca dei nessi tra ragione e fede, avrebbe saputo guidare la Chiesa all'incontro con l'Occidente secolarizzato, nuova impegnativa terra di missione. Avevo letto i suoi dialoghi con Habermas ed ero affascinato dal tentativo di conciliare fede e ragione post-illuminista. Anche se ero un po' scettico, pensavo che potessero essere un antidoto contro ogni fondamentalismo e seguivo attentamente l'evoluzione dei fatti.

Mi sbagliavo, forse. Lo Spirito Santo può anche soffiare nella giusta direzione, al momento giusto, ma sono gli uomini che fanno la storia. E gli uomini sono spesso alla mercè delle circostanze. E' cresciuto nel corso del tempo in me, sempre più, il timore che l'incarnazione di quel pensiero, travisato dai conservatorismi delle gerarchie e dei poteri costituiti, potesse alla fine aizzare una nuova volontà di potenza, portare alla costruzione di antistoriche barricate culturali, all'avvio di nuove crociate, non più in Terrasanta, ma dentro le nostre contrade fino a reiterare, con secoli di ritardo, antichi comportamenti.

Il pervicace tentativo di inserire nella carta fondamentale dell'Europa le radici cristiane era per me una spia preoccupante. Tentativo per certi aspetti scellerato, visti gli innumerevoli rischi che correvano le minoranze cristiane nel resto del mondo, soprattutto dov'erano più rocciosi i fondamentalismi delle maggioranze religiose. Riflettevo sul fatto che non è più tempo di martirio ma di ecumenismo, per una Chiesa che abbia a cuore non solo se stessa, ma i destini del mondo.

Anche la scelta di rafforzare, in forme decisamente nuove e, per così dire, subliminali il potere temporale, soprattutto in Italia, così al riparo dai venti della grande riforma protestante, attraverso un'ingerenza sempre più grande nella vita del cittadino e dello Stato, definendo in maniera sempre più stringente i confini dell'etica privata e pubblica, mi confermava nelle mie preoccupazioni. Se gli altri monoteismi nel mondo, incarnandosi nella Storia ed intrecciandosi alle esigenze dei poteri e dei popoli che pretendono di rappresentare, rischiano ogni giorno la deriva fondamentalista, il cattolicesimo, pensavo, in Occidente e soprattutto in Italia, rischia la deriva integralista.

E la cosa non poteva non interessare anche un laico come me, non solo per l'inevitabile intreccio tra i destini di ognuno, ma anche perchè in fondo lo Spirito soffia dove vuole e come vuole, superando le barriere tra gli uomini.

Così, rubando tempo al sonno, sono andato a rileggermi i Karamazov, che Lei certamente conosce. e mi sono soffermato sulla figura del Grande Inquisitore tratteggiata da Ivan. Come sa, gli uomini vengono da lui considerati come dei minori, che hanno costantemente bisogno di guida, una guida forte e sicura, per non perdersi nella ricerca di pace e felicità su questa terra. E stimola in loro, con ogni mezzo, la dipendenza da un potere totalizzante, il suo, che sarebbe l'unico a sapere quale risposta dare alle insopprimibili paure esistenziali. La fede, per lui, non è libera ricerca, non è cammino di possibile salvezza, costellato di cadute e resurrezioni, ma dono, condizionato all'obbedienza, e strumento di consolazione per l'uomo, altrimenti annichilito dal male. Per lui e per la sua concezione dell'uomo non ci sono paradossi, non c'è nemmeno la follia rigenerante della croce e della resurrezione. E Gesù che ritorna è uno straniero in patria, superfluo, anzi dannoso, un'eresia vivente da nascondere, spedendola in ultima istanza al rogo. Si sa che non è tenero Dostoevskij, imbevuto com'è di radicale ortodossia, con la Chiesa Cattolica del suo tempo. Il volto del Papa si dissolve ed appare quello dell'Anticristo.

Certo, lo so anch'io che il Grande Inquisitore dei Karamazov non ha niente a che fare con il Suo pensiero. Ma come si è comportata la Chiesa negli ultimi secoli nei confronti del mondo che metteva in discussione, anche solo implicitamente, quell'intreccio inestricabile che conosciamo di potere spirituale e temporale?

E come vivono oggi, nelle democrazie dell'Occidente, gli uomini e le donne la struttura monarchica della Chiesa, fortemente gerarchica, dove lo spirituale spesso si perde e si limita ad essere precetto etico fatto valere con la forza del diritto, nel migliore dei casi? Gli uomini e le donne di questa parte del mondo sono cambiati da un po' di secoli, o comunque sono dentro un processo che li trasforma da sudditi in cittadini, con tutto quello che significa in termini di libertà e responsabilità individuale. Per una Chiesa che fa dell'Incarnazione la base del suo credo e della comunità l'ambito principale dell'espressione religiosa non è possibile rinchiudere lo spirito dentro un recinto separato dal mondo. Un uomo siffatto potrebbe essere più pronto. Nonostante la secolarizzazione è più sensibile al messaggio evangelico dei testi, a condizione che non venga adulterato dalle esigenze di una gerarchia che ha l'impellente problema di riprodursi, riproducendo anche il suo potere... Ed i media attuali, come sanno fabbricare idoli e feticci, sanno anche frugarti l'anima e rappresentarla nella sua nudità al mondo intero. E' difficile nascondersi. Se il sacro è in fuga dal mondo e si scioglie in un'etica imposta, il soggetto comunque lo cercherà nelle forme più disparate. Se si percepisce che nella Chiesa delle gerarchie piramidali il seme della salvezza, che comunque comporta sempre un rischio di cadute, non ha più l'ambizione di crescere e fruttificare, o ce l'ha solo a parole il soggetto lo cercherà altrove e magari lo porterà a morire in  qualche deserto.

Lei, il giorno delle Ceneri, con il Suo tono dimesso, ha detto che le divisioni deturpano il volto della Chiesa. Un messaggio potente. Ma, se mi è lecito dire, io vedo oggi nella Chiesa soprattutto una diffusa sordità, un'incapacità, o una enorme difficoltà a cogliere i 'segni' del tempo rigenerando nella storia il messaggio evangelico della salvezza.

Questo io pensavo durante il suo pontificato ed anche prima. E ne parlavo anche con altri, tanti altri, come me impotenti a cambiare lo stato di cose presente: Le mille contraddizioni che attraversano il corpo della Chiesa, immerso nel mondo, e lo lacerano come le Menadi fecero con Orfeo vengono smorzate, quasi annullate dalla rigidità di un'organizzazione opaca e piramidale, a volte corrotta, il cui unico obbiettivo, come già ho scritto, sembra essere quello di riprodursi sempre uguale. Forse la crisi delle vocazioni ha qualcosa a che fare anche con le disillusioni di un laico.

Poi, improvvisamente, Lei si affaccia al video ed esce con quell'annuncio che vale più di mille encicliche, con quell'atto sovversivo che a me è apparso come il grido, colmo di stupore, della bambina della favola di Andersen'. Il re è nudo, grida la bambina ed il sistema vacilla, attraversato dal dubbio. Ma il padre si affretta a dire che la bambina non ci vede e a nessuno in fondo conviene che il sistema venga messo in discussione, quindi si procede nell'eterna finzione, finchè dura. Sarà questo l'approdo, fuor di metafora?

Lei ha chiesto a tutti di pregare e la capisco benissimo. I titani che si ribellarono a Zeus subirono i supplizi più terribili. E se Lei è un titano, mi sfugge però la figura di Zeus, ma dev'essere tremenda. Per rimanere dentro la nostra cultura, Lei ha il volto di Gesù, che, nel momento più difficile, solo, nel Getsemani prega un Padre che è sempre più silenzioso e non trova negli apostoli, che dormono, la compagnia adeguata. Lei però ora è ancora Papa, sia pure per poco, quindi dovrebbe avere più ascolto lassù. Dica allo Spirito Santo di soffiare come un uragano nelle teste e nei cuori di tutta la Chiesa, compresi i cardinali che eleggeranno il nuovo Papa.

C'è bisogno di una grande riforma che non riguardi solo l'organizzazione, ma i cuori ed il pensiero degli uomini tutti. Quella che non è avvenuta nel tempo in cui la Chiesa venne scossa alle fondamenta dalle 99 tesi di Lutero.

Molti uomini, donne, vecchi, bambini morirono per le guerre di religione. Come mosche. Ma l'identità monarchico piramidale della Chiesa. di stampo medievale, la sua dottrina divennero più rocciose. Mi ha sempre fatto un po' specie la vecchia espressione 'soldati di Cristo'.

Forse non dev'essere l'unità il primo valore, c'è troppa politica in quella parola, ma l'adesione al messaggio evangelico.

Che sappia incarnarsi nel tempo presente.

Per rischiarare la nostra notte e metterci in condizione di vedere meglio le cose che veramente contano nella nostra vita, con l'esempio di un atto scandaloso di radicale spoliazione, Lei ha acceso un cerino. Un atto necessario.

Sono certo che Lei sa bene che tutti noi siamo collocati sopra una catasta di legna secca Ora ci aiuti a cavarcela senza chiamare dei pompieri troppo 'pietosi' troppo interessati a ripristinare lo status quo ante. Lo dica allo Spirito Santo.

Oggi, non ieri, forse, ma oggi, non è sempre possibile essere Papa e contemporaneamente fare il Papa.

La tenga aperta quella frattura.

(Lanfranco Scalvenzi)